Il vangelo (del centravanti) secondo Meazza

Peppino Meazza - Emilio Violanti
Centravanti
Milano, Sperling & Kupfer, 1955 (Collana Sportiva, 38)

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Tanti anni fa - e quando sono molti si fa più presto a sentirli che a contarli - m'è capitato di assistere alla prima partita giocata in prima squadra da Giuseppe Meazza, altro degli autori di questo volume, Era ancora nell'età dell'adolescenza, e il suo esordio destò più la curiosità affettuosa che l'attenzione critica degli spettatori. Marcò una rete, se ben ricordo, con un'abilità sottile e sorniona che incantò il pubblico e strappò il primo degli applausi di carriera. Inserii nel mio racconto un periodo che concerneva il ragazzo: scrissi che m'era parso di vedere in campo "una riservetta di qualità". Come vedete, una frasettina da nulla. Pensò lui, il Peppino nazionale, a dilatarla come come avviene di certi fiori giapponesi, puntini quasi invisibili che, immersi nell'acqua, s'espandono in luminose corolle.
Meazza, oggi, è un testo del calcio italiano. Il naturale talento, che gli ha consentito di dominare le scene dei palcoscenici verdi per anni e anni di osannata attività, l'assiste oggi nel suo lavoro di istruttore di squadre, di ricercatore, di scopritore e di addestratore di atleti.
Il trattato ch'egli ha scritto, in collaborazione con Violanti, e che trova il suo esatto luogo nella copiosa collezione della Sperling & Kupfer, , è una somma di esperienze viste e meditate con l'occhio dell'esperto e, nello stesso tempo, ravvivate dall'estro dell'artista del gioco. Di qui il doppio valore del volume: didattico e, in senso largo, narrativo.
Dall'armonioso e puntuale connubio tra l'atleta di rinomanza internazionale e di salda competenza, e il giornalista di felice acume e di agile prosa è scaturita un'opera solida, organica, esauriente e persuasiva. Gli autori accompagnano passo a passo il giocatore, e in modo perspicuo il centravanti, dalla pubertà alla maturità, dalla palestra al campo mediante una precisione e assiduità di notazioni tecniche e stilistiche alle quali le pagine, gli scorci, i medaglioni dedicati ai calciatori più noti, di ieri e di oggi, dànno volto, colore e sapore.
Il centravanti di Meazza e di Violanti è un libro prezioso che sarà letto con sicuro profitto dagli aspiranti alla carriera dei calciatori, e nello stesso tempo divertirà gli sportivi comuni e generici che vorranno conoscere nel vivo e nel profondo la figura e il carattere d'uno dei protagonisti dello spettacolo pubblico: il centravanti della squadra di calcio.

[Introduzione, di Bruno Roghi]

Il calcio perfetto

Alessandro Aleotti
Il calcio perfetto
Milano, Edizioni Brera Football Club, 2013
Il libro (integrale)


"... la definizione di 'calcio perfetto' rimanda a un immaginario del calcio che, seppur tratteggiato, resta largamente indefinito e indefinibile. Lo spirito del calcio, infatti, è una sostanza del tutto fuggevole che, ad un attimo in cui tutto sembra favorevole e sotto controllo, può far seguire una repentina catastrofe. Tuttavia, non credo sia inutile porsi l'obiettivo di indagare sugli elementi che possono avvicinare ad un ideale 'perfetto' del calcio, anche perchè fin troppi sono gli appassionati che rimangono prigionieri della contraddizione per cui il 'gioco più bello del mondo' si esprime più attraverso la tensione e la sofferenza che attraverso il piacere e la felicità..."

La Saeta Rubia

Vincenzo Lacerenza
Alfredo Di Stefano
Vita e prodezze della Saeta Rubia
Praga, Urbone Publishing, 2016
Scheda | Indice, presentazione e prologo

Per il nonno era lo “Stopita”, mentre per i ragazzini del barrio, data la somiglianza fisica e tecnica con un calciatore del River piuttosto popolare in quegli anni, era diventato il “Minellita”. Per tutti, invece, Alfredo Di Stefano, è semplicemente stato la “Saeta Rubia”, iconico apodo coniato dal brillante giornalista Roberto Neuberger ai tempi del River Plate. Sangue italiano, francese e irlandese nelle vene, quella pelota, iniziata a prendere a calcioni tra le viuzze millenarie di Barracas, lo ha ben presto portato in alto. Cresciuto nel River della “Maquina”, all'ombra di un'atomica delantera di cui Pedernera era il leader indiscusso, in quegli anni alla corte di Cesarini, Peucelle e Minella ha temprato carattere e forgiato stile di gioco. Nel '49, uno sciopero lo ha catapultato ai Millonarios di Bogotà, nella Colombia dell'El Dorado. Dal Monumental al Campin. Fiumi di denaro, vita da favola, e carrettate di reti e titoli con il Ballet Azul. Poi, nel '52, un torneo amichevole a Madrid fece scoccare la scintilla con il Vecchio Continente: Bernabeu e Samitier ne restarono folgorati. Barcellona e Real Madrid si faranno la guerra. Alla fine la spunteranno le Merengues: a detta degli azulgrana, aiutati da qualcuno molto in alto. Cambierà la storia. Il Real Madrid dell'ambizioso Bernabeu, a secco di titoli da più di vent'anni, diventerà la squadra più forte e temuta del continente e del globo. L'impatto della Saeta sull'Europa e la Spagna sarà devastante. Con il suo stile unico e inimitabile, Alfredo Di Stefano, todocampista e malabarista - come lo apostroferà più tardi Malevaje in un tango a lui dedicato - a dispetto di quel nove portato sulle spalle con nonchalance, rivoluzionerà il modo di intendere il calcio a Chamartin: basta zapatazos, da adesso alla pelota si da del tu. Otto Liga, una Copa del Rey, ma soprattutto cinque Coppe dei Campioni tutte d'un fiato, sulle quali la Saeta Rubia apporrà la propria inconfondibile griffe, andando a segno in tutte e cinque le finali. Acquisirà la nazionalità spagnola e vestirà, dopo quelle di Argentina e Colombia, anche la prestigiosa casacca delle Furie Rosse. Perseguitato dalla sfortuna, però, dovrà rinunciare a coronare il sogno più grande, quello di disputare un Mondiale. Imprendibile, professionista indefesso, coinvolgente come un bandoneonista e audace come Martin Fierro, l'asso di Barracas è stato, a detta di molti, il più grande di sempre. Con buona pace di Pelè e Maradona.